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18 settembre 2010

Recensione | UNO STUDIO IN ROSSO (Conan Doyle)

Per conoscere un mito bisogna partire dal principio, nel caso del mito Sherlock Holmes si parte da Lo Studio in Rosso, primo romanzo del canone dell’investigatore privato più famoso del mondo.


Il romanzo si apre con John Watson, medico militare che dopo la seconda guerra franco-afgana viene congedato e fa ritorno a Londra, indeciso se continuare a praticare la professione di medico ma comunque desideroso di trovare un appartamento dove stare.


Il caso vuole che conosca una persona che cerchi un coinquilino per dividere un appartamento a Baker Street numero 221B, tale persona è un certo Sherlock Holmes
In quel momento nasce una delle coppie più inossidabili della letteratura mondiale.


Watson inizia a essere rapito dal comportamento del suo inquilino, dalla sua verve e dalla sua energia ma sopprattutto da ciò che fa per mantenersi, è un consulente di Scotland Yard che lo interpella ogni volta che si trova a brancolare nel buio.


Watson inizia così a scrivere un diario dei giorni che passa con il suo nuovo amico e si ritrovano subito ad indagare su uno strano caso di omicidio.
Una persona apparentemente senza ferite viene trovato ucciso in una stanza che ha un colore scarlatto (da qui il titolo del romanzo).

In questo romanzo ci sono i primi ingredienti del mondo Holmes, e interessante notare che spesso Watson viene identificato con l’autore, come se Doyle si trasportasse all’interno del romanzo stesso e volerne riportare una fedele cronaca.

Perchè leggerlo? Perchè delinea uno dei personaggi più importanti della letteratura, al quale sono ispirati moltissimi personaggi di fantasia moderni, dal Dottor House fino a Detective Conan.
Inoltre il romanzo non è voluminoso ed immediato e scorre via piacevolmente.

Lo Studio in Rosso” di Arthur Conan Doyle, Ed Giunti, 160 pag,  prezzo 4,90 €

Voto: 8,5 / 10





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